Il progetto

La Cina è da anni la seconda grande potenza economica del mondo, ma chi conosce questo grande Paese sa che lo sviluppo economico è fortemente diseguale e che questa crescita è alimentata in larga misura dalla disponibilità di manodopera impoverita che dalle aree occidentali si riversa nelle periferie delle grandi città industriali e lungo la costa orientale e meridionale.
Il progetto “Ad Ovest di Shanghai” sostenuto dalla Regione Toscana e realizzato da un forte partenariato in Cina ed in Italia, interviene proprio in alcune delle aree occidentali da cui parte la manodopera, puntando a potenziare e sviluppare attività che valorizzino il territorio nei paesi che si stanno spopolando nelle zone rurali remote abitate da minoranze etniche. Le principali attività con gruppi di donne delle minoranze Miao, Tujia, Qiang si sono svolte in alcuni paesini delle province Hunan, Guizhou e Sichuan ed una ricerca per l’ampliamento delle iniziative è stata realizzata nella provincia Yunnan, con la minoranza Naxi.
In queste aree si vive di un’agricoltura e di un allevamento di sussistenza, in un ambiente non inquinato, ricco di biodiversità, artigianato e produzione artistica originale e dalle grandi bellezze paesaggistiche e culturali, che attirano un turismo sempre più consistente.SC pausa del training
Le azioni pilota del progetto hanno garantito un deciso allargamento della rete dei gruppi di donne delle minoranze etniche locali impegnate in percorsi di autoaffermazione, che si erano costituiti con precedenti progetti supportati dalla Regione Toscana e dalla Commissione Europea, integrando alle attività generatrici di reddito tramite artigianato di qualità, anche lo sviluppo di percorsi di turismo ecosostenibile e di produzioni agricole tipiche delle aree coinvolte, ponendo in un unico quadro di sviluppo le tre dimensioni ecologica, sociale, culturale.
Il miglioramento delle condizioni economiche delle donne che partecipano al progetto si sta confermando una importante opportunità per un loro ulteriore empowerSC nel negozioment e sta determinando una loro maggiore libertà di scegliere di non migrare verso le grandi città, di cercare soluzioni che prevedono periodi di lavoro nelle fabbriche delle grandi città alternati a lavoro nelle proprie zone d’origine durante la stagione agricola e turistica o di rientrare in modo stabile nelle proprie comunità d’origine. In generale, le molte giovani madri, ragazze e donne che da queste zone sono state spinte dalle difficili condizioni economiche a lasciare le proprie comunità in cerca di lavoro nelle periferie metropolitane, si trovano a rischio individuale di marginalizzazione e nuovo sfruttamento, mentre le minoranze etniche di cui fanno parte rischiano di scomparire nell’arco di pochi anni. Le attività avviate valorizzano il protagonismo delle donne, grazie alla costituzione di spazi pubblici da loro autogestiti.
Le risorse naturali, artigianali, culturali esistenti, spesso sono poco utilizzate per carenze di collegamento in rete con altre realtà della società civile nazionale ed internazionale e per una oggettiva difficoltà di trasformare in progettazione strategica le proprie idee e iniziative. Per questo il progetto prevedeva vari workshop tematici sulle priorità espresse dai gruppi delle donne e dai partner locali (tutela ambientale; accesso al credito; ripresa di produzioni alimentari tradizionali dell’area; commercializzazione di prodotti artigianali e di pacchetti turistici eco-sostenibili; diritti dei lavoratori) e per il reciproco trasferimIMG_1861ento di competenze tecniche fra i gruppi coinvolti nei precedenti progetti sostenuti dalla Regione Toscana e in quelli sostenuti dalla Commissione Europea e nuovi gruppi informali di donne.
Il partenariato italiano, con capofila Cospe, coinvolge partner specializzati del settore turistico (AITR – Associazione Italiana Turismo Responsabile) e del sistema produttivo toscano (CNA Toscana). Il partenariato cinese, con coordinatore locale la Ong Xiang Yuan You, coinvolge partner specializzati nel settore turistico (L’Ufficio del Turismo del Governo della splendida città di Fenghuang, il Museo delle minoranze dell’Università di Jishou) e punta alla capitalizzazione di competenze nel settore della microimpresa femminile, promuovendo l’associazionismo di base e acquisendo gli strumenti per agganciare quei trend di nuove sensibilità che si affacciano nelle metropoli cinesi rispetto ai temi di ecologia, consumo di prodotti naturali, artigianato autentico ed originale, sostegno alle minoranze etniche per la propria affermazione, inserendosi in circuiti di turismo etico, appositamente definiti e promossi.